Il rabarbaro e le sue importanti proprietà nutritive

Il rabarbaro è una pianta erbacea rizomatosa, ovvero che possiede un fusto ingrossato sotterraneo che svolge il ruolo di riserva di nutrienti. È originario di alcune zone cinesi e tibetane e diffuso su tutto il territorio asiatico ed europeo. Anche se è una pianta perenne piuttosto robusta, soffre dei periodi di siccità, dato che la sua composizione ha un’elevatissima percentuale d’acqua.

Il rabarbaro è composto per il 93% d’acqua e possiede una discreta quantità di fibre, vitamine e sali minerali. Nella fattispecie, fornisce un buon apporto di vitamina A e vitamine del gruppo B, nonché calcio, ferro, fosforomagnesio e potassio.

RabarbaroLe sue peculiarità risiedono principalmente nelle proprietà digestive, lievemente lassative e purificatrici del fegato, per le quali viene spesso consumato sotto forma di decotto e che lo rende un ottimo rimedio contro la stitichezza cronica.
Alcuni studi clinici hanno dimostrato che possiede anche delle proprietà decongestionanti della mucosa intestinale, astringenti ed antisettiche, che vengono sfruttate principalmente nella fitoterapia per il trattamento e la cura dei disturbi intestinali.

Attualmente, è in fase di studio l’ipotetica azione antitumorale dovuta al rilascio dei polifenoli provocato da una cottura prolungata che, però, sembra limitata ad una sottospecie della pianta originaria di alcune regioni inglesi.

Oltre alla preparazione dei decotti, degli amari e dei liquori digestivi e delle svariate preparazioni alimentari, il rabarbaro è utilizzato per produrre delle compresse e delle gocce utilizzabili come medicine naturali e di sintesi. Le case farmaceutiche producono diversi prodotti basati sui principi attivi estratti, soprattutto, dal rizoma della pianta, ma essa presenta delle controindicazioni che impongono alcuni accorgimenti nel suo utilizzo: le foglie sono tossiche e non vanno consumate in alcun modo, mentre un consumo eccessivo dei prodotti derivati dalla pianta potrebbe causare dei bruciori molto fastidiosi o la dissenteria. Questi sintomi sono più accentuati nelle donne in gravidanza e nei soggetti che soffrono di colite, ulcera, emorroidi e calcoli renali.




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